13/03/2012
Ambra Biscuso ("Le ali di Pandora")
“Poesie sociali e civili “ di Giancarlo Serafino
Surbo 24 febbraio 2012
Con Omero si instaurò una scuola di poesia che è durata fino agli anni '40 dove erano ammessi solo analfabeti, questo sta a significare che nessuno è troppo ignorante per potersi esprimere. L'essere umano è come un libro spaginato, spesso lo spaesamento è trovare una storia che si è scritta e mai letta così Giancarlo Serafino raccoglie quelle pagine e le ordina. Le parole si muovono dentro perché la scrittura non ha inconsistenza, la vita sì, divide in tre o forse quattro capitoli il suo diario dello spirito. Girotondo, Cena da cani, Imperfettamente, Tre poesie; è così che il suo spirito liberandosi vola in alto.
Se dovessimo sintetizzare la poesia dovremmo dire: presto dentro-presto fuori. Niente indugi. Avanti. Il ritmo della poesia è il ritmo della respirazione, se il cuore pulsa in un determinato modo, e il sangue circola con la stessa cadenza, allora quella è anche la melodia del verso. Perché scrivere e parlare di poesia ancora oggi nella società dei social network dove è così facile dare corpo alle parole? Perché la poesia coagula tensioni e sperimentazioni, riflessioni sull'esperienza personale e del passato arrivando ad esprimere le problematiche del presente in una prospettiva futura. Questa è la poesia impegnata: la poesia sociale e civile.
Ma, ci chiediamo, la poesia è poesia perché fare questa differenza? Perché la poesia è l'opportunità di vivere il presente e la poesia sociale è avere il senso della realtà denunciando le figure fuori corso, l'inganno.
La poesia sociale è sempre esistita ne troviamo esempi nella letteratura greca, nella Commedia di Dante, in Lorca, in Neruda etc. La tradizione della poesia civile affonda le sue radici nel mondo classico e, in particolare, in quello di Roma Antica, poi in Vico, Foscolo, Alfieri o nei sudamericani Neruda, Benedetti, Diego, solo per citarne alcuni, fino ad arrivare ai Nordamericani da Masters alla beat Generation.
Pierpaolo Pasolini diceva "Non sono un sociologo o un professore, ma faccio un mestiere molto strano che è quello dello scrittore. Sono direttamente interessato a quelli che sono i cambiamenti storici, cioè la mia vita consiste nell'aver rapporti diretti, immediati, con tutta questa gente che io vedo che sta cambiando". Pasolini è un poeta impegnato e parlo di lui al presente perché lui è ancora qui, la morte non sbiadisce i grandi ma ne rafforza il pensiero.
Giancarlo Serafino è un poeta impegnato: racconta il suo tempo, denuncia un disagio personale facendo della poesia sociale lo strumento per testimoniare l'identità della società in cui vive, insinuando dubbi, fotografando la contemporaneità divenendo coscienza collettiva, prestando la sua voce a chi non ne ha, dichiara ciò che l'omertà nasconde. Se lo storico raccoglie documentazione e analizza i fatti il poeta sociale ne coglie il dolore. La poesia sociale e civile si ispira a temi che riguardano un'intera comunità: dalla celebrazione di un avvenimento, alla denuncia di una situazione sociale e politica ed in "Girotondo" (pag 9), Serafino, usa il ritmo della filastrocca, che canta l'infanzia, per narrarci l'infanzia negata, la reiterazione è lo strumento per attirare la nostra attenzione.
Assolvendo al pensiero di B. Brecht che intese la poesia come fruizione totale e attiva della Storia, non contemplazione lirica delle cose o ripiegamento privato, ma critica dei valori comuni e dell'omologazione, Giancarlo ne assorbe il concetto, o contenuto, e crea un canale di comunicazione emotiva ed affettiva dove il pensiero individuale e collettivo coincidono tramandando gli eventi che hanno caratterizzato la storia di un popolo, denunciando le tragedie dell'umanità, sperando che la poesia riesca se non a cambiare l'uomo, almeno a dare consapevolezza.
In “Cena da cani”, come Bulgakov in Cuore di cane, i cani possiedono un proprio punto di vista, osservano e giudicano cinicamente l'umanità che gli passa intorno stigmatizzando i vizi e le virtù, poche invero, dei loro padroni; da Bush all'Uomo piccolo piccolo, forte verso il più debole e debole verso il più forte ( leggere Scotty pag 17), fino ad arrivare alla denuncia contro le sevizie sugli animali: Laika (pag 20). Nella terza parte del libro "Imperfettamente" Giancarlo introduce il simbolismo narrativo se Saba scrive: " La giovinezza cupida di pesi porge spontanea al carico le spalle. Non regge. Piange di malinconia. Vagabondaggio, evasione, poesia, cari prodigi sul tardi! Sul tardi l'aria si affina ed i passi si fanno leggeri. Oggi è il meglio di ieri, se non è ancora la felicità. Assumeremo un giorno la bontà del suo volto, vedremo alcuno sciogliere come un fumo il suo inutile dolore"; Giancarlo con un ritmo lento da voce, con i versi Intorno alla poesia (pag 32), al malinconico scorrere del tempo. Se Ungaretti fotografa la guerra scrivendo: "Come questa pietra del S. Michele così fredda così dura così prosciugata così refrattaria così totalmente disanimata Come questa pietra è il mio pianto che non si vede La morte si sconta vivendo".
Serafino denuncia la condizione dell'esule nella poesia Mare nostrum (pag 33):” la voce dei morti schiumata dal mare reclama la pietà dei corpi. La sera lontano da luci e dai falò aspettiamo sbarchi. Sfiatano albumee orme sulla battigia, trafitta da canne la luna sanguina. S'arrotola in fretta la notte di vinile, a vuoto gira un disco nell'universo rosso" .
In Tornando a casa (pag 41) muove all'azione partendo dalla propria identità, dal legame tra la parola e la terra, dove l'anima è il luogo della poesia e la propria terra è il luogo della poesia civile. La poesia civile di Giancarlo Serafino è un viaggio dentro l'anima della propria storia individuale che diventa collettiva ricreando il mondo secondo le proprie SPECIFICAZIONI che Giancarlo spiega nei versi de L'idealista (pag. 43)
Se noi leghiamo fin dalla nascita un elefante ad un palo con una cordicella questo si abituerà a girare intorno e non andare oltre quella cordicella sebbene lui abbia la forza di sradicare un albero. Saba scrive: "Nella mia giovinezza ho navigato lungo le coste dalmate. Isolotti a fior d'onda emergevano, ove raro un uccello sostava, scivolosi al sole belli come smeraldi. Quando l'alta marea e la notte li annullava, vele sottovento sbandavano più al largo, per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno è quella terra di nessuno. Il porto accende ad altri i suoi lumi; ma al largo sospinge ancora il non domato spirito, e della vita il doloroso amore". Nella sua Terra di nessuno (pag 48) Serafino spezza quella catena e denuncia "l'ignoranza statica".
"Un corteo non autorizzato di pensionati, i cui cartelli recitano «Aumentate le pensioni. Abbiamo lavorato tutta una vita», viene fatto sgomberare dalla polizia, e alcuni anziani inseguiti si nascondono nell'atrio di un edificio. Fra loro c'è Umberto Domenico Ferrari, per trent'anni funzionario al Ministero dei Lavori Pubblici, e ora pensionato con 18.000 lire al mese". Con "Ci vorrebbe Charlot" (pag 64) il verso di Giancarlo Serafino si piega alla vita, come in Umberto D., scritto dal grande Zavattini e diretto da De Sica, troviamo la dignità della povertà che non la povertà della dignità è così che la poesia ci conduce verso la ri-memor-azione individuale.

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01/03/2012
GIANCARLO SERAFINO
Giancarlo Serafino (Campi Salentina) ha pubblicato nel 2003 “Passaggio d’estate” Zane Editrice con presentazione di Giuseppe Vese. Sempre nel 2003 è stato Premio Athena per la poesia “Nenia che galleggia sull’Adriatico”. Ancora per la Zane Editrice nel 2007 pubblica “Per canto e per amore”con la presentazione di Giuliana Coppola. Nel 2011 per i caratteri di CFR edizioni pubblica “Poesie sociali e civili” a cura di Gianmario Lucini con note di Enzo Rega ed Antonio Spagnuolo. Presente in antologie nazionali “Impoetico mafioso” “SalentoSilente”, “La giusta collera” "Oltre le nazioni", è poeta apprezzato nel web, dove sue poesie appaiono in diversi blog, gruppi letterati e riviste (egli stesso è amministratore del gruppo “Cenacolo”). Docente e Psicologo vive e lavora in Lecce.
21:17 Scritto da: giankserafino | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Maria Grazia Toscano in Corriere Salentino
"Poeta salentino, controcorrente, versatile ed affabile opera sul piano di un “logos interrogante” che scandaglia l’analisi del valore esistenziale per cogliere il piacere del bello e del divino, sedimentare, filtrare e raccogliere le infinite energie provenienti dalla sua particolare sensibilità, infatti le sue liriche sono profondi messaggi nei quali l’eticità della vita emerge e si comunica con la determinazione del tempo di cui si è eredi e quello futuro.
La sua poesia può avere un’utilità morale, difatti, analogamente alla religione, alla legge ed alla politica, ad essa si può attribuire un valore etico, d’impegno civile e sociale, lì dove nella nostra civiltà tecnologica, materialistica, arida, che spinge ognuno di noi alla ricerca spasmodica di un proprio tornaconto economico, più che mai essa assume un ruolo centrale, volto a consentire all’uomo di riappropriarsi della sua dimensione spirituale, creativa e “fanciullina”. Essa nasce dall’esigenza di comunicare e dalla necessità di emanciparsi da uno stato di solitudine interiore.
A volte proviamo sentimenti, emozioni, sensazioni ed illuminazioni fugaci, che non riusciamo ad esprimere tramite un pensiero razionale, perché sono troppo complessi o troppo semplici: non li comprendiamo del tutto con la ragione, ma ci colpiscono e non desideriamo che spariscano improvvisamente, così come sono sopraggiunti e tuttavia non troviamo le parole giuste per comunicarli in modo diretto, logico, comprensibile e chiaro.
Il rimedio che l’uomo ha trovato fin dai tempi antichi, ovunque, è stato definito poesia ed attraverso un’operazione che possiamo definire, creazione artistica, l’uomo o il poeta riesce a manipolare, forzare l’uso convenzionale delle parole, delle frasi, della sintassi e del linguaggio verbale, nel vano tentativo di riuscire ad esprimere ciò che sente, comunicare un minuscolo lampo di genio, in maniera limpida, densa e penetrante."
http://www.corrieresalentino.it/interviste/40021-poesie-s...
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